Racconto di Mirella Ardy

Alessandra le rivolse uno sguardo spento, tirò un profondo sospiro e disse alla sua migliore amica, senza enfasi, rassegnata:
“Sono certa che io e Massimo non potremo mai vivere insieme, anche se questo è il nostro più grande desiderio. Non posso lasciare mio marito”.
“Non me lo hai mai presentato, non so nulla di lui. Mi dici che è ancora molto preso da te, geloso, aggressivo, taciturno introverso”.
“ E che ha minacciato più volte addirittura di...uccidermi nel caso mi saltasse in testa l’idea di tradirlo. Sono certa che lo farebbe davvero. Per questo non posso lasciarlo e devo essere molto prudente nella mia relazione con Massimo, capisci?”.
“ Poveretta te! Mi dici che Roberto, tuo marito, non possiede una vita propria, ti è sempre addosso, incombe, ti ama in un modo ossessivo. Eppure...Eppure forse un ‘rimedio’ ci sarebbe, sai?”.
Alba sorrideva maliziosa, raggomitolata sul divano,fissando Alessandra. Piccola, esile, sembrava ancora una fanciulla, folti capelli biondi, occhi grandi, naso minuscolo. Dopo una cocente delusione con un tale, aveva detto ‘basta’ all’amore e anche alla passione che per lei rappresentava una grave malattia che rende schiavi di un’altra persona da cui dipendono gioia o disperazione.Svolgeva una professione creativa in un’agenzia di pubblicità, straripava di fantasia, di humour e qualche volta di idee geniali.
“ Un rimedio ci sarebbe”, ripetè, ridendo.
“ Quale?”, sospirò Alessandra, esausta.
“ Bisognerebbe che lui si innamorasse, perdesse addirittura la testa per un’altra donna. Così tu gli diventeresti indifferente e ti lascerebbe infine libera di vivere il tuo amore con Massimo. Non è fantastico?”.
Alessandra taceva.
“Non ho mai visto una persona spenta come te. Di’ qualcosa, forza!”, la incitò Alba, scuotendola per una spalla.
“ Le tue idee saranno pure geniali, ma inattuabili. Roberto è tutto casa e ufficio, le sue colleghe non rassomigliano certo a dove la peschiamo la donna del sogno?” sbuffò Alessandra.
“ Eccola qui, di fronte a te”, disse Alba, alzandosi e ancheggiando scherzosamente davanti all’amica stupefatta.
“ Non capisco...”.
“ Tu mi fai conoscere finalmente il Bel Tenebroso, io lo conquisto, facendolo impazzire d’amore per me e il gioco è fatto”.
“ Oh, fosse davvero così. Ma lui ha il chiodo fisso che l’unica femmina dell’universo sia io e sempre io. Non si innamorerebbe nemmeno della Venere di Milo. Dice che sono perfetta come moglie, come amante, come amica”.
“ Potrebbe sempre cambiare idea. Allora, accetti?”.
Alessandra taceva, però era nel suo carattere di non esplodere mai in facili entusiasmi e di restare ostinatamente sempre e comunque con i piedi sula terra. O forse stava già immaginando folli incontri di passione tra Alba e suo marito?
“ Accetto”, disse inaspettatamente, all’improvviso.
Il giorno dopo era sabato e misero subito in atto il loro piano di...conquista.
Alba indossò l’abito più sexi che possedeva, diede una bella lavata ai suoi riccioli naturali e ribelli, fece una doverosa maschera all’aloe e cetriolo, si profumò e guardandosi allo specchio, si trovò piccola minuta ma perfino seduttiva, con quel fascino sottile che non colpisce subito,ma agisce a poco a poco e proprio per questo è il più pericoloso per...la vittima designata.In questo caso il marito della sua migliore amica.
Doveva capitare alle diciassette in punto , come per caso, dicendo che stava giusto passando davanti alla loro villetta, in periferia della città. A quell’ora Roberto, individuo astrologicamente Vergine, puntuale come un orologio svizzero, ligio ai propri rituali, dopo un footing diligente intorno ai campi ancora brulli, stava seduto sul divano in salotto, sfogliando il giornale.
“ Oh, sei tu, Alba, finalmente ti sei decisa a venire a trovarmi e anche senza preavviso. Come mai?,” recitò Alessandra con impegno.
“ Passavo di qui, per caso. Volevo respirare un po’ d’aria pulita, lontana dal centro”.
“ Mi fa molto piacere vederti. Vieni, accomodati: ti presento Roberto, mio marito. Questa è Alba, di cui ti ho parlato mille volte”.
Roberto si alzò pigramente. Indossava ancora la tuta. Era alto, biondo. Sgranò in faccia all’ospite rompistivali che turbava la sua routine del sabato pomeriggio, due occhi in cui si leggeva un chiaro rammarico, ma erano talmente azzurri che si poteva anche fingere di ignorarlo.
Alba lo fissava esterefatta. Mai Alessandra le aveva detto che suo marito era un fusto notevolissimo, con una faccia da arcangelo imbronciato, lunghe mani ben curate, grandi, da cui desiderò subito e follemente di essere accarezzata in tutto il corpo. Cosa ti succede cara ragazza? Stai impazzendo? Eppure di uomini anche fascinosi, ne conosci un sacco, frequenti meeting e happy hour dove parecchi hanno tentato invano di rimorchiarti, ma ormai ti ritenevi vaccinata con l’indifferenza più assoluta e ora...
Al principio la conversazione risultò piuttosto forzata, ma Alba era una donnina molto brillante, volava da un argomento all’altro, con apparente leggerezza, mettendo sempre a proprio agio l’interlocutore, anche se ancora sconosciuto.
Così fece con Roberto, interessandosi delle sue passeggiate solitarie ai bordi dei prati, chiedendogli perfino com’era da bambino, facendolo parlare della propria madre, ormai nel regno dei più.Lui era di origine contadina, vissuto in una fattoria, a contatto con animali da cortile e da stalla. Aveva studiato da perito agrario e si era trasferito in città, sposando Alessandra. Per casa adesso giravano ben sei gatti, a cui Roberto era attaccatissimo e descrisse il diverso carattere di ognuno ad Alba che se ne mostrò molto intrigata, anche se invece in realtà non gliene importava nulla. Le importava soltanto... di lui. Continuava a fissare quegli occhi splendidi, quelle lunghe mani sensuali.
“ Ma Alba, devo congratularmi con te! Non ho mai visto Roberto tanto impegnato in una conversazione. Non invito nessuno in casa, perché dopo dieci minuti, lui fugge con una scusa. Fermati a cena con noi. Io vado in cucina a vedere cosa posso combinare”, esclamò Alessandra, con un’eloquente occhiata rivolta all’amica.
“ Grazie, mi fermo volentieri: ma dove lo tenevi nascosto questo tesoro di marito?”, chiese, ridendo. Roberto si gonfiò come un pavone, dicendo con falsa modestia:
“ Per carità: Alessandra dice sempre che sono noioso e saccente”.
“ Perché le mogli non riconoscono quasi mai le virtù dei mariti e a volte le trasformano addirittura in difetti”.
Lo faceva sentire ‘importante’, intelligente, fascinoso.Aveva individuato il suo punto debole: l’ambizione di eccellere, cosa che Alessandra non gli concedeva mai, se non criticandolo.
Quando la porta, si chiuse alle spalle di Alba dopo la cena, allegra e affatto monotona, Alessandra disse con un sospiro, per tastare il terreno:
“ Oh, finalmente! Alba è una simpaticissima ragazza, ma parla troppo, non trovi?”.
”Forse, ma mai a sproposito. Ci ha invitati a casa sua il prossimo sabato, hai sentito? Per me è una specie di...incantatrice: starei ad ascoltarla per ore, guarda”, disse Roberto, di solito orso immusinito, con entusiasmo.
“Allora vuoi che andiamo? Tu di solito non accetti mai gli inviti, preferisci startene qui, chiuso nella nostra tana, non è così?”.
“ Certo,ma non vorrei che la tua amica ci rimanesse male. Ha detto anche che è un’ottima cuoca”.
“ Oh, questo è vero! Quando ultimamente sei stato a Londra per uno dei tuoi soliti viaggi di lavoro, ho cenato da lei un paio di volte e ho capito che è davvero brava in cucina”.
“ Soltanto...in cucina?”, rise lui, malizioso.
“Dalle confidenze che mi ha fatto, credo che anche...sotto le lenzuola abbia fantasia”, rise anche Alessandra. Incredula, stupita di quella specie di scintilla scaturita nell’anima gelida dell’uomo che credeva di conoscere benissimo e da cui non si aspettava più sorprese.
Riordinata la cucina, andò in giardino, con la scusa dei gatti e telefonò con il cellulare ad Alba:
“ Ciao, sirena: non sapevo possedessi tanto fascino. Roberto è entusiasta, vuole venire a cena da te sabato prossimo, ma io all’ultimo troverò una scusa plausibile e non ci sarò, anzi, approfitterò per andare da Massimo e tu intanto ti darai da fare con lui.Okay?”
“ Sì, ma...fino a qual punto?”.
“ Fin dove credi. Io non sono affatto gelosa, per me Roberto ormai è come un fratello, nutro affetto per lui, ma niente di più. Il mio unico desiderio è di potermene andare da Massimo senza che mio marito soffra, oppure commetta qualcosa di grave. A te Roberto piace fisicamente?”.
“ Moltissimo, sono sincera. Scusa sai, ho visto una sola volta Massimo, ma mi sembra molto meno fascinoso di lui, come fai a preferirglielo?”.
“ Il fisico non è tutto. La nostra sensibilità è talmente uguale che io e Massimo è come fossimo un’unica persona. Ma adesso devo rientrare, non vorrei che Roberto si insospettisse. Buonanotte”, concluse Alessandra.
Sabato sera... Alessandra faceva un grande sforzo per mantenersi calma, invece era inquieta: temeva che il piano che aveva architettato con Alba, per qualche imprevisto, non potesse funzionare. Invece tutto andò liscio, nel migliore dei modi.
Elena, la sorella maggiore di Alessandra che conosceva la situazione, imbeccata da lei, telefonò, dicendo di essere vittima di una delle sue solite crisi d’asma, stavolta ancora più grave. Viveva sola, dopo la morte del marito e invocava la presenza di Alba.
“ Come si fa adesso?”, finse di essere in ansia lei, mostrandosi angosciata, “ la povera Roberta ha già di certo preparato la sua cena: senti, potresti andare tu e io, appena libera, ti raggiungo. Cosa ne dici, Roberto?”.Il cuore le batteva nelle tempie: temeva che lui non accettasse. Invece cadde nell’inganno e sbuffò:
“Sono sempre io la vittima dei tuoi intrighi”.Ma la sua faccia non era nè annoiata, nè aggressiva.
“ Oh, grazie; adesso devo correre dalla povera Elena” disse Alessandra, imboccando la porta. Libera, nel venticello della sera, già quasi primaverile. Respirò fondo:
“ E’ fatta, tra mezz’ora Roberto sarà da te. Io sto volando dal mio amore”, disse euforica, felice.
“ Userò ogni mezzo per conquistarlo, te lo assicuro e a dirti il vero non è un sacrificio, sai? Tuo marito mi piace...da morire”.
“ Auguri, dunque: te lo regalo”, rise Alessandra.
Roberto, il Bel Tenebroso, giunse. Il portone dello stabile era ancora aperto, sapeva da Alessandra che Alba viveva al secondo piano e che il suo cognome era Baldini. Trovò la porta socchiusa:
“ Permesso? Posso entrare? Sono Roberto”.
Udì una voce in fondo al breve corridoio:
“Vieni pure, sono un po’ in ritardo, scusami”.
Entrò. Vide una grande stanza con tre divani, molto accoglienti. Il grande lampadario era acceso, la tavola imbandita per tre, con molta cura e moto estro. Ed ecco apparve Alba...
Capelli soffici, appena asciugati, pelle di madreperla, ancora un poco umida, fasciata in un accappatoio rosso, molto scollato, corto, con l’orlo rifinito di pizzo di un rosso più chiaro.Portava un asciugamano sul braccio, del medesimo colore.
“ Sono appena uscita dalla doccia. Sai, non volevo odorare di rosmarino e di aglio, come un qualsiasi arrosto”, disse, tendendogli le mani. Gliele strinse più del necessario, avvicinando la faccia al suo collo e annusandola, come un gattone:
“ Hai un profumo delizioso invece ma sei ancora tutta umida. Dammi l’asciugamano che ti asciugo io”.
“ Oh, che uomo volonteroso, efficientissimo.Grazie. Mi fa piacere che qualcuno mi strofini dopo la doccia, mi sembra di ritornare indietro nel tempo quando ero amata e preziosa per i miei genitori che mi cioccolavano tanto”.
“E adesso nessuno ti ama?”, domandò lui, incominciando a strofinarle dolcemente una spalla, mentre a poco a poco, con gesti lenti e sapienti, Alba faceva scivolare l’accappatoio e restava nuda come un ramo d’inverno.Teneva gli occhi chiusi, già in estasi, stava salendo i gradini di una scala che conduceva fuori dal tempo e dallo spazio, inebriata felice.Ripensava a dei versi molto sensuali di Emily Dickinson: ‘oh, potessi stanotte ancorarmi in te...’
Lui la scostò dapprima un attimo per contemplarla: minuta, molto più fragile di Alessandra, solida e giunonica; minuta sì, ma con un seno piccolo e acerbo sodo e ben tornito come quello di un’adolescente. L’adagiò su uno dei divani e si spogliò rapidamente:
“ Voglio profumare anche il mio corpo con il tuo aroma delizioso. Sei un magnifico fiore, cherì”, le disse poi stringendola a sè e accarezzandola con quelle lunghe mani sapienti, esperte, da giardiniere consumato.
Tutto fu lungo ed estenuante: quando Alba tornò infine alla realtà si sentiva frastornata, con mille api che le ronzavano in testa, ma tuttavia vitale e felice come mai era stata prima di allora, durante altre esperienze vissute nel passato
“Sei un uomo meraviglioso”, disse, accarezzandogli il torace, le spalle. Come poteva dunque Alessandra sottovalutarlo tanto? Alba pensava che fosse timido, perfino goffo sotto le lenzuola, e invece si era ritrovata accanto un amante molto esperto che sapeva davvero come fare gioire pienamente una donna.Pareva possedesse addirittura un harem e tuttavia se ne stava così incollato alla moglie con un’ossessiva paura di perderla... Qualcosa non quadrava, ma era certo che lei avrebbe tentato di tutto perché Roberto fosse l’uomo del suo futuro. Anche lui era stato subito preso da Alba, al punto da tradire subito Alessandra che riteneva unica e perfetta!
Ma rimase subito...delusa, quando Roberto stesso le confidò di essere l’individuo più infedele del mondo: molti suoi viaggi di lavoro a Londra erano inventati, se ne andava con donnine allegre a trascorrere picevolissimi week-end e fingeva con Alessandra di essere gelosissimo di lei, minacciandola perfino di ucciderla,se lo avesse tradito.Era una tattica strategica per impedire che lei lo sospettasse.
E Alba, povera ingenua, che aveva creduto di irretirlo con il suo fascino!Che aveva creduto che anche per lui fosse stato un colpo di fulmine e provasse la sua medesima passione. Era stata soltanto una delle tante.
Il giorno dopo disse ad Alessandra che Roberto era incorruttibile. davvero un marito perfetto.


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